La paura dei colori.
La paura dei colori è la paura di essere se stessi.
Una riflessione su identità, libertà e sul coraggio di uscire dagli schemi.
Non so quanto possa parlare io che sono famosa per non averne mai azzeccata una.
IO, che sono andata con l’abito da sera ad una festa heavy metal.
IO, che mi sono presentata con il giacchetto fucsia ad un funerale.
IO, che mi sono sposata in chiesa con un sari indiano bianco ed oro.
IO, che metto a dura prova tutti i giorni l’equilibrio estetico della mia socia.
Non mi dilungo oltre sul mio disordine stilistico perché non è questo il focus del mio pensiero di oggi.
Un paio di giorni fa sono andata ad un convegno di lavoro.
Ogni evento di questo genere sviluppa in me una schizofrenia di amore ed odio.
Amo il mio lavoro, amo conoscere gente, amo scoprire contesti nuovi.
Di rimando odio la formalità legata a questo mondo.
Apro l’armadio e cerco qualcosa di idoneo per rappresentare la mia azienda.
Vedo giacche con occhi che guardano camicie a pois e si chiedono se quel giorno sarebbero potute uscire insieme.
Le lancette si muovono velocemente e decido.
Il primo sguardo è quello di mio marito che mi osserva con una mano sul cuore pronto ad intonare l’Inno di Mameli (sì, l’ho fatto: camicia bianca, pantaloni verdi e scarpe rosse).
Arrivata al convegno mi guardo intorno. Forse mi sono persa la nota scritta in piccolo sulla locandina del convegno relativa al dress code.
Tutti vestiti di nero.
Tutti con la stessa espressione.
Tutti con la stessa età apparente: stesso taglio di capelli, stessa forma delle sopracciglia, stesso décolleté.
Perché ci fa paura ammettere che siamo diversi?
Perché scegliamo una fotocopia in bianco e nero quando potremmo avere un quadro a colori?
E mi sorprende quanto questo conformismo forzato vada ben oltre l’età dell’adolescenza dove la forza è nell’appartenenza al gruppo ed il gruppo è accettazione sociale.
Siamo forse perenni adolescenti?
Una domanda che rimane aperta.
Vi lascio un pensiero un po’ disordinato di una comune giornata di lavoro.
Un invito sempre a riflettere e porci domande.
Un incoraggiamento ad accettare il diverso...
forse partendo dal nostro armadio!
E se vi va di condividere un’idea, questo è il posto giusto.
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