Libertà femminile. Recensione del libro Malnata.

Io non sono di nessuno.

Recensione del libro “La Malnata” di Beatrice Salvioni.

“Ma hai visto i calzini? Sono bucati! Cambiali! E se ti succede qualcosa? Cosa diranno?” Mi ripeteva in continuazione mia nonna a proposito dei calzini, delle magliette, delle mutande, dei capelli.
E mia madre, con un piede nel passato e l’altro nel presente, non confermava “perché sono vecchi modi di fare” né contestava “perché, non si sa mai”.

E io, sconcertata, immaginavo un dottore che mi salvava chissà da quale incidente che, prima di praticarmi un massaggio cardiaco, si soffermava ad analizzare scrupolosamente la finitura della mia maglietta e, in base al suo stato, decideva se intervenire o meno.

Vi prego non ditemi che solo io ho questi ricordi d’infanzia…

Ma si sa, parla, la gente purtroppo parla, non sa di che cosa parla… e a noi le malelingue mettono paura.

Siamo a Monza, in uno dei periodi più neri (riscontro cromatico dovuto) della storia italiana.

Ci sono due ragazzine, due vite parallele destinate, in teoria, a non incontrarsi.

Sulla riva del fiume c’è la Malnata, la dannata, baciata dal diavolo, il cui acume mette forse più paura della sfortuna che dicono porti.

Dal ponte, che si affaccia sul fiume, la guarda la giovane sciura, borghese, di buone maniere, tanto stretta nel suo abito quanto nella sua vita.

Come nella teoria dei vasi comunicanti, le loro vite, venute in contatto, si fondono, travasando emozioni e paure l’una dentro l’altra.

E poi c’è la società che fa da linfa e contorno a tutta la storia.
Una società di apparenze, di doveri, dove la testa va sempre abbassata e la mano alzata davanti ai potenti.

Chi ha soldi spesso non ha testa, e chi non ha testa si toglie sempre il cappello anche davanti a quelle che percepisce come ingiustizie.

Chi il cappello non lo indossa, non si deve togliere un bel niente.
È la sua pancia che parla perché ha fame.
E le parole scorrono a fiumi, perché, tanto, non c’è niente da perdere.

“Ma davvero ci credi? – chiese, seria.
A che cosa?
– A quello che hai detto sul palco.

Alle cose sulla patria e sulle femmine.
Mi succhiai il labbro, esitai:

– Non lo so. Non ci avevo pensato.
– È una cosa pericolosa.
– Che cosa?
– Le parole, – rispose.

– Le parole sono pericolose se le dici…

“La malnata” di Beatrice Salvioni

Non è il racconto della ribellione di due adolescenti, ma una storia sul cambiamento che avviene quando siamo pronti ad accoglierlo. Anche quando è diverso, sporco, forse insensato. Ma ci permette di vedere quello che finora abbiamo ignorato. E di imparare. E di crescere.

“Forse significava questo, essere grande e donna: non era il sangue che veniva una volta al mese, non erano i commenti degli uomini o i bei vestiti.
Era incontrare gli occhi di un uomo che ti diceva: <<Sei mia>> e rispondergli:
<<Io non sono di nessuno>>.

“La malnata” di Beatrice Salvioni


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