uno scambio culturale a Roma

Mi fido di te.

Scambio culturale e fiducia:
cosa succede quando diciamo sì a una nuova esperienza.

Mondiali di calcio 2026.
Pizza, amici, telecronaca in diretta.
Quest’anno l’Italia tifa la Francia

A volte basta un “sì” per stravolgere la vita anche solo per due settimane.
Il sì è la risposta affermativa a una chiamata.
È il mettersi in gioco.
È non sapere come andrà a finire ma accettare di giocare questa nuova partita.

Siamo entrati in campo carichi di entusiasmo per l’opportunità che ci era stata concessa.
Abbiamo corso dietro al pallone (non solo in senso metaforico) per 15 lunghi giorni. Abbiamo avuto scontri in campo e dovuto tirare fuori qualche cartellino giallo. Abbiamo accusato la fatica a metà partita.
Ma abbiamo continuato a correre e a calciare la palla perché quella che ci era stata concessa era un’opportunità unica e non potevamo sprecarla.
Abbiamo esultato quando abbiamo segnato.
E quando l’arbitro ha fischiato la fine della partita, ci siamo abbracciati stretti perché avevamo vinto.

Così oggi abbiamo salutato il nostro piccolo garçon francese che ha vissuto con noi per due settimane per uno scambio culturale.

Questa partita non avremmo mai potuto giocarla se, all’inizio, qualcuno non ci avesse detto: MI FIDO DI TE.

Mi fido di te
quando ricevo una mail da un’insegnante francese incontrata una sola volta, che mi chiede di ospitare suo figlio per due settimane per migliorare il suo italiano

Mi fido di te
perché ti conosco appena e tuo figlio ha solo 11 anni.

Mi fido di te
perché, nonostante la paura, sai che questa per lui è un’esperienza importante e necessaria per la sua crescita.

E pensare che oggi la fiducia è tra i sentimenti più trascurati, quasi volutamente soffocati.


La fiducia presuppone un rischio.
Il rischio ci mette paura.
Ed è proprio questa paura che ci fa perdere la partita con il lato più bello dell’umanità: l’apertura verso gli altri.

E mentre rientro nello spogliatoio sudata e stanca, ringrazio il Mister per essersi fidato di me.

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