Pachinko di Min Jin Lee. Recensione del libro

Pachinko di Min Jin Lee.

A mia nonna Sandra. Ad un anno dalla sua morte.
Ai miei nonni: Angelo, Mirella, Bino.

“Se fosse stato possibile per un uomo e sua moglie condividere un solo cuore, Hoonie sarebbe stato quell’organo regolare, pulsante”.

da Pachinko. La moglie coreana di Min Jin Lee.

C’era Emilia, lunghi capelli raccolti in una treccia.
Un giorno, nella campagna romana di inizio novecento, incontra Angelo.
È un amore immaturo, inopportuno che presto viene interrotto.
Emilia cresce, si sposa, ha due figlie, rimane vedova.
La guerra bussa alla porta.
Ma la vita, si sa, è bizzarra.
E rincontra Angelo.
E da Angelo nasce Angelo.
Un bellissimo peccato da tenere quasi segreto.

A qualche anno di distanza, nel cuore della borgata di San Lorenzo, a Roma, in una calda giornata di metà luglio, una madre con le figlie va al mercato a fare la spesa.
Poi un boato e la vita cambia.
Si scava tra i detriti alla ricerca del perduto.
Sandra ha 12 anni.
Un viso esile, provato dalla fame.
Raccoglie, insieme alle sue forze, il corpo inerme di sua nipote Aldina di 6 anni.
Anche qui la vita è assurda: in un anfratto sotto cumuli di macerie una bambina di appena 2 anni piange. 
È viva. È vita. 

Le storie di vita proseguono.
Uomini vedovi che sposano cognate nubili per dare una mamma-zia a bambini orfani.
La guerra, la fame, la speranza.
Intrecci aggrovigliati di storie.

Ed eccomi qui… frutto di questo disordine perfetto che è la nostra vita!
E ne dubito che la vostra sia più lineare della mia… Si accettano racconti disordinati.

P.s. Per i curiosi il libro Pachinko è ambientato tra Corea e Giappone, non certo a Roma!
È la storia della vita di Sunja, una giovane coreana degli anni ’30.


Ma che sia Tokyo o Roma, nulla cambia.
È la nostra storia, con la quale dobbiamo fare i conti.
Possiamo litigarci, vergognarcene, non accettarla, non capirla.
Ma NOI SIAMO, perché loro SONO STATI.

P.p.s. PACHINKO: gioco d’azzardo giapponese ideato sul finire della seconda guerra mondiale.


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