Oggi scendiamo in piazza.
Ci sono giorni in cui oggi scendiamo in piazza non è solo uno slogan, ma una scelta.
Ho un’amica di penna ormai da qualche mese.
Sì, avete capito bene. Una penfriend come si usava negli anni ‘90 quando a scuola pescavi il tuo nuovo amico tra i tanti biglietti capovolti sulla cattedra degli insegnati e, dal niente, iniziavi un’amicizia lontana, fatta d’attesa, di racconti interrotti a metà.
Ho risposto in maniera letterale ad un’azione di marketing:
“se sei interessato, contattami”.
Ho fatto click e ho pensato “ma che stupida, proprio tu che ci lavori tutti i giorni?
Ma non lo sai che è solamente un’azione di vendita?”
W la Vanessa irrazionale che ha premuto click-invio.
Ho scoperto con piacere che c’era una persona vera dietro a quelle righe, un po’ anacronistica, come me.
Chissà se anche lei ha i capelli bianchi?
Non ci siamo mai viste.
Niente whatsapp.
Niente social.
Solo mail (peccato che stanno per dismettere le buche delle lettere…)
Le classiche presentazioni, qualche racconto, alcuni spunti di riflessione.
E arriva la mail post estate dove le vomito addosso la mia giornata sfigata (lavatrice da buttare, macchina distrutta da un pazzo al volante).
La sua risposta è perentoria
“Cara Vanessa, adesso la mia testa è là con la Flotilla.
Fatico veramente a concentrarmi su altro in questo momento e penso che chi va avanti
come se nulla fosse, ha qualcosa di diverso da me”.
Touchée. La ringrazio per avermi ri-presa, portata giù, coi piedi per terra.
E si scusa, lei (il messaggio ovviamente non era me).
E mi vorrei scusare, io.
Grazie a F. perché dal confronto nascono i cambiamenti.
Oggi usciamo dal nostro bozzolo e guardiamoci intorno.
Oggi siamo nelle piazze per la Palestina.
Rimaniamo in contatto
Questo è solo un racconto di vita. Storie semplici di persone speciali.
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