Uscire dalla nostra comfort zone.
Ogni tanto occorre uscire dalla nostra comfort zone.
Entro di corsa come ogni mattina.
Zaino lanciato sulla panchina (figlie precedentemente lanciate sulla banchina).
Mi sfilo il giacchetto.
Mi slaccio le scarpe,
Alzo lo sguardo.
Chi ha osato!
Chi è quell’usurpatore molesto, ladro anonimo, invasore atletico.
Chi ha osato tanto!
Mi fissa serrato da un altro lucchetto che non è il mio.
Chiuso.
Sigillato.
Irraggiungibile.
Inutilizzabile.
Non più il MIO ARMADIETTO!
Una violazione alla mia quotidianità.
Io che lo avevo scelto con tanta cura.
Nell’angolo in fondo, per non essere d’intralcio agli altri.
In alto, per non abbassarmi troppo.
Vicino al bagno, per ottimizzare il tempo di preparazione.
Tutto era perfetto… ERA.
Spaesata, mi guardo in giro, il restante 95% degli armadietti è libero, e quale uso?
Chi è troppo in alto.
Chi troppo in basso.
Chi troppo centrale.
Chi troppo lontano.
Mi rendo conto che questo cambiamento non preventivato mi ha fatto perdere fin troppo tempo.
È tardi, la lezione sta per iniziare. Ne scelgo uno a caso e via.
Il fastidioso episodio distoglie l’attenzione dal mio allenamento.
Tra uno squat e un plank cerco di scovare l’usurpatore.
Sarà forse quella lì che arriva sempre con mezz’ora di anticipo (beata lei che non ha niente da fare) o la vecchietta gentile che si rivela una famosa ladra seriale?
Sudata più per le turbe psichiche che per l’allenamento, ritorno nello spogliatoio.
Presa dall’abitudine che spegne la ragione mi dirigo al mio posto che però, ahimè, ricordo non essere più il mio. Ormai è il mio ex.
Riprendo le pratiche di cambio-vestizione e mi accorgo che la nuova postazione non è niente male.
Sufficientemente appartata per avere la privacy necessaria, con una panchina spaziosa, indice di maggiore comfort.
Devo dire che forse questo armadietto è MEGLIO del precedente.
Riprendo la borsa, riprendo il sorriso felice del mio compagno.
E nell’uscire dalla palestra CAMBIO STRADA per andare verso casa.
A tutte quelle volte che i cambiamenti ci mettono paura e poi si rivelano un’entusiasmante strada da percorrere.
Un’ironica giornata in palestra come spunto per una riflessione DISORDINATA sulla FORZA DEI CAMBIAMENTI.
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